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SCORCI DI STORIA – PENSIERO POLITICO E PERCHE’ ANTIDRAGHI

Stati Uniti e attività bellica

“per esportare la loro democrazia”.

Ma prima esponiamo cosa pensiamo dell’operato di Mario Draghi

Mario Draghi è un Tecnico con una scarsa visione politica, le azioni legislative, le parole spesso infelici che divulga attraverso i media, sono accostabili a una figura senza abilità politiche, e che invece dovrebbe avere una visione nazionale ampia e integrata nella considerazione dei diversi settori e contesti della società, segnale evidente sono tutti gli errori fatti e l’elemosina data alle aziende per sostenerle in tempo di accesa crisi Pandemica.

Un Tecnico economista, che non ha avuto una visione politica pro popolo italiano, non ha considerato lo sfaldamento sociale del venir meno dei principi di libertà, lavoro e sociali e delle conseguenze e delle ripercussioni che hanno e che avranno nel tempo nella nostra società.

Un Tecnico che non solo bocciamo con forza, ma al quale ci opponiamo fermamente perché ritenuto inadatto all’Alto ruolo di governo che ricopre e in particolare perché rappresenta l’antipolitica e quegli uomini che danneggiano il Paese con la loro visione trainante economica, e che lasciano ai margini del bene comune lo sviluppo della qualità di vita dei cittadini, il sociale e i diritti già acquisiti e garantiti.

Un Tecnico senza visione politica internazionale che si affida alle sollecitudini dell’Europa Tedesca e che non ha esitato ad esporre l’Italia al grave rischio di allargamento del conflitto bellico 2022 e ulteriori restrizioni che potrebbero durare anni.

Un Tecnico a capo di un governo che ha affrontato la questione della spesa pubblica affidandosi a figure che hanno gettato al vento il denaro pubblico (mascherine ecc…) che non ha seguito per la gestione Pandemica, i suggerimenti della scienza, ma che ha fatto una scelta politica, non avendo le competenze e le abilità per farla, con il risultato di aver dato ai sudditi un governo fortemente impositivo che attua misure restrittive senza un filo conduttore politico, e apparentemente insensato.

Il Governo Draghi nonostante sia composto da tutti i Partiti di maggioranza, con una certa vicinanza anche dell’unica opposizione (molto blanda), con la guida del Tecnico, economista Draghi (per alcuni Il Liquidatore), appare un Governo di forza economica (non politica), le sue misure, la legislazione varata va incontro alle richieste e agli interessi dell’Europa Germanica e non della nazione Italia. Il Popolo nel periodo Pandemico ha subito gravi privazioni, ingiustificate dagli eventi, prima tra tutte l’istituzione del Greenpass che porta con sé la violazione del pilastro del fondamento della nostra Repubblica che già dalla sua formazione ufficiale del 1948 è il lavoro.

Il Polo Nazionale AntiDraghi non vuole creare solo una barriera, un blocco per evitare che Draghi possa alle prossime elezioni prendere nuovamente il potere di governo, ma che tutti quelli con le stesse caratteristiche di Draghi trovino in noi un blocco politico che gli impedisca di governare il Paese in futuro.

No a Tecnici economisti a capo del Governo del Paese, improvvisati politici, no ai Mario Draghi. 

U.S.A.

Stati Uniti e attività bellica

“Per esportare la loro democrazia”.

L’America ha l’esercito più bellicoso, più potente e ben equipaggiato al mondo. Sappiamo comunque che gli Stati Uniti non sono gli l’unici in possesso di armamenti nucleari, basti pensare alla Russia.  

Alcuni dati ci portano ha guardare al passato per comprendere meglio il futuro..

L’8 gennaio 2020, in risposta all’assassinio del generale Qasem Soleimani da parte delle forze statunitensi, ci fu una pioggia di missili iraniani sulle basi USA in Iraq, l’anno 2020 inizia nel peggiore dei modi possibili ma, dopo l’assassinio del generale Soleimani la reazione iraniana era scontata, anzi era l’unica possibile.

Harry Truman (1945-1953, Democratico) è stato l’uomo della Guerra di Corea, poi continuata da Dwight D. Eisenhower 1953-1961, Repubblicano) che la ereditò giungendo all’armistizio.

John Fitzgerlad Kennedy (1961-1963, Democratico) portò in pochi mesi i consiglieri militari statunitensi in Vietnam da qualche centinaio a 16.000 e, di fatto, fu l’iniziatore del conflitto che avrebbe segnato l’America per generazioni. Un presidente che condusse il tentativo, fallito, di invadere la Cuba di Fidel Castro.

Lyndon Johnson (1963-1969, Democratico) fu colui che prese il posto di Kennedy, sua l’escalation della Guerra del Vietnam. Nel 1965, Johnson ordinò anche l’invasione della Repubblica Domenicana per rovesciare il governo socialista di Juan Bosch Gavino.

Richard Nixon (1969-1974, Repubblicano) chiuse la guerra in Vietnam dopo bombardamenti a tappeto sulle città e le campagne del Nord e, segretamente, in Cambogia e Laos.

Gerald Ford (1974 -1977, Repubblicano): successore di Nixon chiese al Congresso il permesso di fare una guerra, nonostante gli accordi di Pace di Parigi del 1973, nel dicembre del 1974, Ford decise l’intervento militare ma Capitol Hill disse di no.

Jimmy Carter (1977-1981, Democratico): quando l’unione sovietica invase l’Afghanistan mandò aiuti militari segreti ai mujaheddin afghani, attraverso i sauditi e i pachistani. Fu la sua guerra e l’embrione di quella che divenne la jihad di Osama Bin Laden contro gli Stati Uniti. Carter fallì anche il blitz militare per liberare gli ostaggi dell’ambasciata americana a Teheran.

Ronald Reagan (1981-1989, Repubblicano), fu protagonista di due azioni militari: l’invasione di Grenada nel 1983 e il bombardamento di Tripoli nel 1986 con l’obiettivo di colpire Gheddafi.

George H. W. Bush (1989-1993, Repubblicano) combatté e vinse la prima guerra del Golfo, dopo l’invasione da parte di Saddam Hussein del Kuwait. Diede anche l’ordine di invadere Panama: nel dicembre del 1989, 24.000 soldati americani sbarcarono nel piccolo, ma importantissimo stato del Centroamerica per abbattere il dittatore Manuel Noriega.

Bill Clinton (1993-2001, Democratico) inviò e poi ritirò le truppe americane dalla Somalia. Due anni dopo, ordinò i raid aerei contro i serbi di Bosnia per costringerli a trattare e, dopo gli accordi di Dayton, dispiegò una forza di pace nei Balcani. Nel 1998, in risposta agli attentati di Al Qaeda, per ritorsione fece bombardare obiettivi in Afghanistan e in Sudan. Un anno dopo, il teatro di guerra tornò ad essere i Balcani: gli Usa furono protagonisti della Guerra del Kosovo e della caduta di Milosevic.

George W. Bush (2001-2009, Repubblicano) è il presidente delle due ultime guerre americane (a questo punto, “penultime”) in grande stile: Afghanistan e Iraq come risposta all’attacco delle Torri Gemelle. Se la prima ebbe l’appoggio di quasi tutti gli americani, la seconda invece venne largamente contestata dall’opinione pubblica statunitense e mondiale.

Barack Obama (2009-2017, Democratico) eletto per far tornare le truppe a casa da Bagdad e Kabul, vincitore del Nobel per la Pace, oltre ai noti interventi in Siria, Libia, Iraq e Afghanistan, ha bombardato anche lo Yemen, la Somalia e il Pakistan.

Europa – Russia e la Guerra

Nel 1949 fu istituita la NATO, il Vecchio Continente come si legge a seguire, ha svolto operazioni militari, spesso sfociate anche in guerre sanguinose.

GUERRA CIVILE GRECA – Tra il 1946 e il 1949 in Grecia si consumò una guerra tra le frange comuniste dell’Esercito democratico greco e quelle che appoggiavano il governo monarchico di Atene. Le prime erano supportate dal Fronte di liberazione jugoslavo, le seconde da Stati Uniti e Regno Unito. Il timore dell’Occidente era che la conquista della Grecia da parte dei comunisti avrebbe solidificato l’influenza sovietica in Europa. Il conflitto si risolse con la vittoria delle forze governative, anche per il venir meno del sostegno jugoslavo ai ribelli comunisti.

LA PRIMAVERA DI BUDAPEST – Il 23 ottobre 1956 migliaia di cittadini ungheresi – studenti, operai, artisti – scesero in piazza nella capitale Budapest per protestare contro la violenta repressione del popolo polacco che, a Poznan, era insorto contro la Russia. Dopo pochi giorni i soldati del Cremlino, sotto ordine di Nikita Krusciov, invadono Budapest.

PRIMAVERA DI PRAGA – Il 5 gennaio 1968 Alexander Dubček diventa segretario del Partito comunista di Cecoslovacchia. La Cecoslovacchia viene divisa nella Repubblica Ceca e nella Repubblica Slovacca, La Russia Invase il Paese e ripristinò l’assetto politico antecedente.

Dopo la dichiarazione d’indipendenza della Slovenia, il 25 giugno 1991, la reazione della Jugoslavia diede vita alla cosiddetta Guerra dei 10 giorni, un conflitto breve e molto meno cruento di quello scoppiato poco dopo nella vicina Croazia. La miccia che porta allo scontro militare è anche in questo caso la dichiarazione con cui, sempre nel 1991, il Paese si proclama indipendente. La guerra finirà quattro anni dopo.

GUERRE DEI BALCANI – Caduto il muro di Berlino nel 1989 e dissolta l’URSS nel 1991, si guardava agli anni ’90 con speranze di pace. La prima metà del decennio fu però segnata da molte guerre in diverse zone europee. Tra queste, a partire dal 1991, le guerre nei Balcani, che negli anni portarono alla fine della Repubblica federale socialista di Jugoslavia.

Nel 1992 anche il territorio della Bosnia Erzegovina si proclama indipendente, come esito di un referendum a cui, per protesta, non parteciparono i cittadini serbi. Iniziano gli scontri a Sarajevo. Il territorio è diviso tra la Repubblica di Bosnia, la Repubblica croata dell’Herzeg-Bosnia e la Repubblica serba di Bosnia, ognuna in rappresentanza delle varie etnie che abitano il territorio. Musulmani, serbi e croati combatterono fino al 1995. La fine del conflitto parte da un accordo, sotto l’egida dell’ONU, siglato tra serbi e musulmani. I presidenti di Bosnia, Serbia e Croazia firmano un trattato di pace a Parigi.

LA GUERRA DI TRANSNISTRIA – Nel 1992 un’altra guerra scoppia in Transnistria, regione moldava al confine con l’Ucraina. La popolazione moldava conviveva con quella slava. Al termine di un conflitto durato qualche mese, la Transnistria diventa indipendente. Ancora oggi, però, è riconosciuta dalla comunità internazionale come parte della Moldavia.

GUERRA DI CECENIA – Nel 1994 la Cecenia, repubblica russa musulmana, cerca di separarsi dalla Russia. La guerra finirà due anni dopo, con la dichiarazione d’indipendenza della Cecenia. Nel 1999 il presidente russo Vladimir Putin lancia “un’operazione antiterroristica” in Cecenia. Lo scontro dura 10 anni e viene dichiarato concluso da Mosca soltanto nel 2009. Di fatto, ribalta l’esito della prima guerra di Cecenia, con la riconquista russa dei territori separatisti.

KOSOVO – Nel 1998 il Kosovo, regione dell’ormai defunta Repubblica federale di Jugoslavia a maggioranza albanese musulmana, cerca l’indipendenza. Il governo di Belgrado risponde con un’offensiva militare che finirà un anno dopo, dopo l’intervento militare della Nato. Ancora oggi la Serbia rivendica il territorio, riconosciuto come indipendente soltanto da alcuni Stati dell’ONU.

GUERRA RUSSO-GEORGIANA – L’Ossezia del Sud, appoggiata dalla Russia, nel 1992 si era dichiarata indipendente dalla Georgia al termine di una guerra durata un anno e mezzo. Nel 2008 il governo di Tbilisi lancia un’offensiva per riprendere il controllo della regione. Mosca inviò le sue truppe in Georgia e il conflitto finì grazie al cessate il fuoco siglato su intervento dell’Unione europea. La Russia riconobbe come indipendente non solo la regione ribelle dell’Ossezia del Sud ma anche l’Abkhazia.

UCRAINA – Nel 2014 in Ucraina scoppiano le proteste di piazza Maidan, con cui il popolo ucraino su posizioni filoeuropee destituì il presidente filorusso Viktor Yanucovych. Mosca, in risposta, decide di annettere a sé la penisola della Crimea, regione ucraina culturalmente e politicamente vicina alla Russia. Il Cremlino sostiene anche i separatisti della regione del Donbass, dove vengono proclamate le repubbliche separatiste di Lugansk e del Donetsk.

Nel 2015 arriva la resa con gli accordi di Minsk II, che sancirono – nonostante non siano mai stati del tutto attuati –  il cessate il fuoco e l’impegno ucraino di garantire più autonomia ai territori del Donbass. Nel 2022 il presidente Vladimir Putin invade di nuovo l’Ucraina, allo scopo di prevenire “una minaccia nucleare”, demilitarizzare il Paese e per proteggere le due repubbliche separatiste filorusse. Da subito l’offensiva arriva fino alla capitale Kiev.

L’intervento armato nell’Ucraina da parte della Russia, iniziata ufficialmente nelle prime ore del mattino del 24 febbraio 2022. La Questione Dombass dal 2014 portò alla morte circa 14.000 Persone.

Gli Stati Uniti d’America e l’Europa Italia compresa sostengono l’Ucraina inviando armi, ma il dubbio che abbiano inviato anche militari rimane, forse ne sapremo qualcosa di più in futuro, di fatto l’Ucraina sta contrastando la Russia con forza, questo lascia qualche perplessità e non pochi dubbi visto che nonostante riceva armi dall’occidente la superiorità in armamenti e uomini della Russia è evidente… I media riportano una lunga colonna di mezzi Russi in Ucraina per circa 60 km, uno spiegamento di forze che evidentemente trova una controparte in grado di replicare non solo per l’apporto di armi esterna al Paese, ma anche di uomini che i media chiamano “Legione straniera”, ma rammentiamo che il territorio Ucraino non è certo la giungla del Vietnam, ma città e periferie urbanizzate.

Le domande che ad oggi non trovano risposte certe sono:

Con quali mezzi e risorse, umane, armi ed economiche l’Ucraina riesce a contrastare la Russia?

Perché l’Occidente interviene in Ucraina e non in tutte le situazioni bellicose avvenute prima del 2022?

Quali sono i reali interessi degli Stati Uniti e dell’Europa in Ucraina?

Una considerazione va fatta, se su Stati Uniti e Europa verrà appurato che hanno fornito oltre alle armi anche gli uomini all’Ucraina, risulterebbe chiaro che entrambi i governi compreso quello italiano avrebbero esposto ad un gravissimo rischio di guerra i rispettivi popoli.

Per quanto attiene il governo italiano guidato da Mario Draghi in questo contesto bellicoso, non è stata fondamentale la Costituzione che con l’art. 11 “L’Italia ripudia la Guerra” ad essere fondamentale, ma la volontà in contrasto con il 70% del Popolo italiano di essere parte attiva del conflitto inviando armamenti all’Ucraina, con il risultato tangibile di esporre il Bel Paese all’eventuali ritorsioni militari Russe; alla grande crisi economica energetica e non solo, al lungo periodo di negatività che segue e si somma a quello a oggi non ancora concluso Pandemico.